Uscio e bottega racconta la vita degli artigiani a Firenze.
Il brusio di persone indaffarate, il canto dei venditori ambulanti, il rumore delle ruote di barroccini e carrozze,
la sinfonia del battere dei martelli sull’incudine dei fabbri, dei maniscalchi e dei calderai –
dalle cui mani prendevano magicamente forma gli oggetti di poco prezzo e di molta utilità – erano gli accordi musicali del melodioso concerto quotidiano.
Gli artigiani lavoravano soprattutto per strada, di fronte alla propria bottega, da qui il detto Uscio e bottega,
per cui, per eseguirli bisognava aggirare tali ostacoli e usufruire della strada. Godevano di privilegio? Spesso sì, ma non sempre.
L’intervento o della comunità o del commissario di quartiere, scrupolosi come direttori d’orchestra, facevano rispettare la legge riportando tutto alla legalità, ma non sempre era così.
A volte nuvoli di polvere sollevati dagli stacci dei vagliatori delle granaglie costringevano i vicini a chiudere porte e finestre,
come pure avveniva per le schegge sminuzzate delle pietre tagliate in strada dagli scalpellini che sotto i loro colpi di mazzolo le proiettavano all’intorno.
Tanti altri mestieri ormai scomparsi come bozzolaro, barullo, brodaio, cantastorie, cimatore, funaiolo, gualcheraio. incannatore, lampionaio, navalestro, panellaio,
postiere, spandino, e treccone formavano una società ormai scomparsa, che è bello però conoscere per apprezzare soprattutto la creatività di quegli artigiani i quali,
con pochi strumenti ma tanta genialità, riuscivano a creare veri prodotti d’arte
- 434 Pag. – F.to 21×29,7


Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.